Partiamo da un concetto di base: il disagio fisico non dipende dalle asimmetrie propriamente dette, ma dalla capacità che ha il corpo di compensare queste asimmetrie. Questo ci fa capire che non esiste una postura ideale, ma esistono tutta una serie di atteggiamenti protratti nel tempo ai quali poi i tessuti si adattano.
Tuttavia, chiarito che non esiste una postura ideale per ogni soggetto, è comunque importante avere a propria disposizione dei validi strumenti di osservazione che funzionino un po’ come un sistema di coordinate su un “piano cartesiano” per andare a identificare con esattezza dove andare a concentrare le proprie attenzioni al fine di sviluppare un ragionamento coerente e scientifico.
Come ogni sistema di coordinate che si rispetti c’è bisogno di partire da un punto zero per capire da dove bisogna cominciare. In anatomia i punti da cui partire sono addirittura due: la posizione anatomica che consiste nella posizione in stazione eretta, con la faccia rivolta in avanti, le braccia lungo i fianchi e il palmo delle mani in avanti e la posizione zero che coincide con la posizione anatomica tranne per il fatto che i palmi delle mani sono rivolti verso il corpo (Kendall et al, 2006; project exercise, Andrea Roncari).
Tutte le osservazioni che faremo a un ipotetico soggetto dovranno partire da queste due semplici posizioni di base.
Bene, abbiamo un punto di partenza da cui partire adesso dobbiamo continuare a lavorare per sviluppare coerentemente il nostro sistema di coordinate. A partire dalla posizione anatomica andiamo a immaginare tre diversi piani che intersecano il corpo nel seguente modo:
Piano frontale: divide il corpo in una parte posteriore e una parte anteriore
Piano sagittale: divide il corpo in una parte destra e in una parte sinistra
Piano trasversale: divide il corpo in una parte inferiore e in una superiore.
A questo punto il nostro sistema di coordinate è quasi del tutto completo per effettuare una primissima osservazione posturale del soggetto, tuttavia è ancora insufficiente per andare a identificare in maniera precisa i movimenti, ma di questo di occuperemo nei prossimi articoli. Quello che è importante chiarire a questo punto è che a partire dalla posizione anatomica (o zero a scelta) e su tutti e tre i piani occorre osservare come si rapporta il corpo con la forza di gravità che scende perpendicolarmente verso il basso.
È in questa fase che il nostro sistema di coordinate si arricchisce con tutta una serie di riferimenti ben precisi e di rapporti ben specifici per andare a stabilire riferimenti di partenza da osservare al fine di assegnare valori chiari e univoci a ogni grado di discostamento dai riferimenti stessi.
In altre parole: il modo in cui il corpo dovrebbe adattarsi alla forza di gravità a partire dalla posizione anatomica (o zero a scelta) e su tutti e tre i piani è stato idealizzato in tutta una serie di modelli di riferimento che aiutano il professionista a orientarsi per avere una visione di base da cui partire.
Nel prossimo articolo affronterò il discorso sulle incongruenze posturali e sugli step da eseguire per un’osservazione posturale di base.
P.S
Il seguente articolo non è opera di un fisioterapista, ma di un appassionato di allenamento e di anatomia che studia per migliorare le proprie abilità di personal trainer. Il seguente articolo è stato scritto al fine di rielaborare la lezione di postura avvenuta presso la scuola di formazione ISSA integrandolo con quando già studiato in precedenza con il project exercise di Andrea Roncari