Come per i precedenti articoli ritengo di fondamentale importanza partire da un insieme di basi concettuali solide per potersi approcciare in modo logico e scientificamente coerente allo studio di una materia. Lo studio del movimento in questo senso non solo non fa eccezione, ma costituisce forse l’ambito che più di ogni altro necessita di un approccio rigoroso per poter evitare confusioni varie. Per poter ragionare in modo scientifico però occorrerà prendere in prestito alcuni concetti da altre aree della scienza come la fisica (specialmente per quanto riguarda il concetto di leva) e mi avvarrò delle informazioni contenute in vari manuali di anatomia a mia disposizione. La conoscenza di origine, inserzione e funzione di ogni singolo muscolo è di vitale importanza, ma per poter dare un senso a questa conoscenza a parer mio è indispensabile partire dallo studio del movimento puro per poi passare allo studio più dettagliato dei singoli muscoli.
Possiamo iniziare la nostra trattazione descrivendo quello che, secondo me, dovrebbe essere il percorso mentale da fare ogni qual volta si studia un movimento da zero. Esattamente come per la postura è di vitale importanza riconoscere il ruolo che ha la forza di gravità nel movimento umano: andremo a chiamare “momento” quel movimento del segmento corporeo in questione che è determinato dalla forza di gravità e quel movimento che si oppone ad essa. La primissima cosa da fare quindi è identificare che tipo di momento si oppone a quello determinato dalla gravità e questo ci fornirà un’indicazione precisa di quella che è la famiglia di muscoli che si attivano in quel determinato movimento e quali invece non lo fanno. Una volta identificata la famiglia dei muscoli in questione si procede alla rappresentazione dei vari segmenti corporei avvalendosi dei cosiddetti diagrammi free body che consentono una comprensione semplice e precisa dell’origine e dell’inserzione dei vari muscoli.
A questo punto entra in gioco il concetto fondamentale di leva come elemento concettuale indispensabile per comprendere un esercizio. Cominciamo subito con il dire che una leva è un concetto preso in prestito dal mondo della fisica, la definizione esatta di questa struttura è quella di una macchina semplice in grado di trasformare dell’energia grazie a un’asta rigida capace di ruotare intorno ad un perno fisso il quale normalmente viene chiamato fulcro. la rotazione che può avvenire intorno a questo fulcro è detta, appunto, momento ed in fisica ha la definizione precisa di “momento meccanico”. La distanza presente tra il punto di applicazione di una forza e il fulcro viene chiamato braccio di leva ed è proprio in base a quest’ultimo che le leve possono essere classificate in modo preciso in tre categorie ben distinte. Per adesso però limitiamoci a riportare un concetto di base: una leva si definisce vantaggiosa quando il braccio potenza è più lungo del braccio resistenza, mentre invece si definisce svantaggiosa quando avviene il contrario e ciò il braccio della potenza risulta essere più corto del braccio resistenza.
Come abbiamo detto questo importante concetto di base ci permette di andare ad identificare tre tipologie di leva ben distinte: leva di primo tipo, di secondo tipo e di terzo tipo. Una leva di primo tipo è quella leva in cui il fulcro è collocato esattamente tra i due punti di applicazione delle forze e quindi esattamente tra il braccio potenza e il braccio resistenza. A seconda che il braccio potenza sia più o meno lungo rispetto al braccio resistenza la leva in questione si dirà vantaggiosa o svantaggiosa. Ad esempio: se il praccio potenza risulta essere più corto rispetto al braccio resistenza allora la leva di primo tipo sarà svantaggiosa, nel caso in cui invece dovesse verificarsi il contrario la leva sarà vantaggiosa. Una leva di secondo tipo invece è una leva in cui sia il braccio potenza che il braccio resistenza sono collocati dallo stesso lato a una certa distanza dal fulcro, una leva di secondo genere sarà sempre vantaggiosa
Infine abbiamo un terzo tipo di leva detta leva di terzo genere: in questo tipo di leva la forza viene a trovarsi tra il fulcro e il punto di applicazione della resistenza, una leva di questo tipo quindi sarà sempre svantaggiosa perché il braccio potenza sarà sempre più corto rispetto al braccio resistenza. Con queste prime coordinate concettuali a nostra disposizione possiamo già cominciare ad avere le idee più chiare perché se iniziamo a pensare il corpo umano come un insieme di leve in cui le articolazioni rappresentano i fulcri allora ragionare in termini biomeccanici sarà sicuramente più semplice. Nel corpo umano in realtà la maggior parte delle leve formate dalle ossa e dalle articolazioni sono leve svantaggiose, ma questa caratteristica biomeccanica non va intesa come uno svantaggio, bensì come quel qualcosa che permette ai muscoli di svolgere il loro compito nel pieno delle proprie possibilità.
In questo orizzonte concettuale si capisce il perché di quattro cose basilari: l’importanza di conoscere origine e inserzione di ogni singolo muscolo chiamato in causa durante i movimenti degli esercizi, l’importanza di conoscere la funzione svolta da questi muscoli, l’importanza di capire la morfologia delle singole articolazioni, l’importanza di conoscere la struttura legamentosa che avvolge l’articolazione coinvolta. È chiaro infatti che la variazione di lunghezza del braccio potenza di un muscolo rispetto ad un altro sarà un indizio fondamentale per capire il maggior o minor coinvolgimento di quel muscolo durante l’esercizio svolto. Premesso infatti che la maggior parte delle leve presenti nel corpo umano sono di tipo svantaggioso è altrettanto evidente che anche nell’ambito delle leve svantaggiose ci saranno bracci potenza più lunghi o più corti rispetto ad altri e questo indubbiamente si ripercuoterà sull’attivazione del muscolo stesso.
D’altra parte la conoscenza accurata della morfologia articolare consente di non incappare in dei facili fraintendimenti ed errori e di poter dedurre in modo più intuitivo quella che può essere la funzione dei vari muscoli coinvolti nel corso dell’esercizio. È molto comune infatti che in assoluta buona fede si vada a ritenere che certi muscoli permettano movimenti che in realtà non sono strutturalmente in grado di compiere andando quindi a fare ben magre figure, ecco perché la conoscenza della morfologia articolare è così importante. Tuttavia nel mondo del fitness (così come in quello posturale per la verità) esistono specifiche articolazione la cui importanza è di gran lunga maggiore rispetto ad altre ai fini della stesura di un piano di allenamento logico e coerente. Queste sono: l’articolazione della spalla, l’articolazione del gomito, l’articolazione coxo-femorale, l’articolazione dell’anca e, infine, la colonna vertebrale. Ovviamente stiamo parlando di una semplificazione dato che il numero di articolazioni con una certa importanza è molto maggiore
Semplificando molto le cose quello che possiamo dire è che per andare a individuare con maggior chiarezza quelle che sono le articolazioni di cui ci interessa maggiormente approfondire la morfologia possiamo andare a dividere il corpo umano in due metà: una superiore ed un’altra inferiore. Nella metà superiore rivestono una notevole importanza per lo svolgimento degli esercizi in palestra: l’articolazione della spalla, l’articolazione del gomito, e l’articolazione della colonna vertebrale (sebbene in questo caso parlare di articolazioni per quando concerne la colonna è impreciso perché il rachide è composto da un insieme di unità vertebrali che formano tutto un insieme di articolazioni a sé stanti). Per quanto concerne la metà inferiore invece le articolazioni che rivestono una notevole importanza sono: l’articolazione coxo-femorale, l’articolazione dell’anca e, infine l’articolazione del ginocchio. Per quanto concerne il fitness posturale particolare attenzione verrà rivolta all’articolazione dell’anca
L’articolazione dell‘anca infatti è quella che nel suo rapportarsi con il rachide lombare (la parte bassa della colonna vertebrale formata complessivamente da cinque vertebre) determina tutta una serie di assetti posturali di notevole interesse in un’ottica di fitness posturale. La lordosi lombare infatti è di notevole importanza per avere un profilo gluteo esteticamente gradevole (cosa particolarmente gradita dalla componente femminile delle sale attrezzi) per cui un suo eccessivo appiattimento (si parla in certi casi di rettileinizzazione lombare) renderà molto difficile l’ottenimento di un profilo gluteo esteticamente gradevole. Questa breve considerazione ci porta a comprendere l’importanza di una collaborazione adeguata tra varie figure professionali come ad esempio fisioterapisti e personal trainer i quali lavorando in sinergia possono far sì che il cliente raggiunga quello che è il risultato estetico sperato in modo più scientifico e coeso.
Personalmente ritengo che il lavoro di personal trainer per poter essere svolto nel modo più professionale possibile necessiti principalmente di studiare alla perfezione tre cose: origine e inserzione dei singoli muscoli, funzione di ogni singolo muscolo coinvolto, terminologia didattica volta a mappare il movimento. Ora, mi rendo conto che i termini scientifici per andare a studiare il movimento sono particolarmente astrusi, ma d’altra parte consentono di classificare i movimenti e il posizionamento dei vari segmenti del corpo umano in modo estremamente preciso. È un po’ come se fossero le coordinate su una mappa geografica: inizialmente può risultare scomodo leggerle, ma una volta che si è capito come funzionano la cosa semplifica enormemente lo studio delle singole componenti del corpo le quali non dovranno più essere studiate in modo mnemonico, ma consentiranno un apprendimento di gran lunga più interattivo.